Associazione Essere Con APS Forlì

L’Associazione

L’associazione “Essere con” è una associazione di promozione sociale attiva nel territorio forlivese dal 2011. Ha come finalità lo svolgimento di attività di utilità sociale sia a favore degli associati che della cittadinanza, senza finalità di lucro e nel pieno rispetto della libertà e dignità altrui. Ispirandosi a principi di democrazia e di uguaglianza si prefigge di svolgere attività nei seguenti ambiti: salute, relazioni, psicologia e...
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Le nostre attività

Centro studi sulla regolazione affettiva

“Occorrono due menti per pensare i pensieri più disturbanti dell’individuo” Wilfred Bion Programma Incon...
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Psicologo e Medico Insieme

Un servizio di collaborazione per una cura integrata nel territorio Forlivese Ad Aprile del 2016 l’associ...
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Arte come cura

"I linguaggi delle arti possono accogliere, trasformare e rendere intelleggibile il magma emotivo originario e inconsapevole ...
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News
  • 03 giu 2021
  • 18 mag 2021
    Incontri anno 2021 (primo semestre) del “Centro Studi e Ricerche sulla Regolazione Affettiva” dell’Associazione Essere Con APS di Forlì (FC). Gli incontri verteranno sul confronto e dialogo tra la Medicina, la Psicoterapia psicodinamica/psicosomatica e l’Arte terapia. La psicoterapia psicodinamica si riferisce al modello di pensiero che si persegue all’interno del Centro che integrando Psicoanalisi, neuroscienze e Arte terapia ha sviluppato un modello di funzionamento mentale dove emergono due tipologie di organizzazione: Il funzionamento mentale Somato-psichico e quello Psico-somatico. Per ulteriori informazioni si consiglia di visitare il sito www.esserecon.it. Gli incontri sono rivolti ai soci dell’Associazione Essere Con APS, iscritti al “Centro Studi e Ricerche sulla Regolazione Affettiva “e ad eventuali ospiti invitati. 27 Febbraio, sabato dalle 10-14 - Dialoghi e confronti fra la Medicina di Base e psicoterapia psicosomatica/psicodinamica. Interverranno la Dott.ssa Righini Silvia, Medico di Cure Primarie del Nucleo 4 di Forlì, e il Dott. Ivano Frattini, Psicoterapeuta psicoanalitico, Gruppoanalista (Coordinatore del Centro Studi e Ricerche sulla Regolazione Affettiva). Interverranno, inoltre, tutti i membri del Centro partecipanti. 27 Marzo 2021. Sabato ore 10-14 - Dialoghi e confronti fra, Reumatologia (Sistema Immunitario e malattie infiammatorie) e Psicoterapia Psicosomatica/Psicodinamica. Interverranno il Dott. Marco Valentini, Medico, Reumatologo, e il Dott. Ivano Frattini. Interverranno, inoltre, tutti i membri del Centro partecipanti. 22 Maggio, sabato 10/14 - Dialoghi e confronti fra Psichiatria e Psicoterapia Psicosomatica/Psicodinamica. Interverranno la Dott.ssa Monica Pacetti, Medico Psichiatra, e il Dott. Ivano Frattini. Interverranno, inoltre, tutti i membri del Centro partecipanti. 5 Giugno, sabato 09/30-13/30- Dialoghi e confronti fra Psichiatria, Gastroenterologia e Psicoterapia Psicosomatica/Psicodinamica. Interverranno la Dott.ssa Monica Pacetti, Medico, Psichiatra, la Dott.ssa Daniela Valpiani, Medico, Gatroenterologa e il Dott. Ivano Frattini. Interverranno, inoltre, tutti i membri del Centro partecipanti. 19 Giugno, sabato 9/30 -14 - Incontro teorico/esperienziale di Arte terapia psicodinamica. Conduttrici Silvia Borghini e Chiara Baldassarri, Arte Terapeute (Art Therapy Italiana). Possono partecipare tutti gli Iscritti al Centro. Il Centro Studi e Ricerche sulla Regolazione Affettiva nei venerdì di ogni mese (esclusi quelli dove vi sono gli incontri del sabato) dalle 12 alle 14 svolge attività attraverso il gruppo di supervisione di casi clinici e teoresi sulla tecnica terapica psicodinamica/psicosomatica. Conduttore del gruppo Dott. Ivano Frattini. Gli iscritti al Centro (Obbligatorio essere associati dell’Associazione Essere Con APS) soprattutto per quanto riguarda psicologi e psicoterapeuti, si richiede di riconoscersi nel pensiero teorico/clinico che esso porta avanti da diversi anni. Per tale motivo è obbligatorio per essi (psicologi e psicoterapeuti) frequentare i gruppi, almeno per due incontri mensili, di teoria della tecnica e di supervisione clinica. Iscritti al Centro: Dott. Ivano Frattini (Coordinatore) Psicologo, Psicoterapeuta Psicoanalitico, Gruppoanalista; Dott.ssa Simonetta Guaglione, (vice coordinatrice) Psicologa, Psicoterapeuta Espressiva psicoanalitica; Presidente Associazione Essere Con APS; Silvia Borghini, Educatrice, Arte Terapeuta (Art Therapy Italiana). Vice Presidente Associazione Essere Con APS; Dott.ssa Mariana Marquez, Psicologa, Psicoterapeuta di orientamento Umanistico; Dott.ssa Anna Brigida Doria, Psicologa; Dott. Nicola Drudi, Psicologo; Dott.ssa Silvia Righini, Medico di Cure Primarie; Dott. Maurizio Barbieri, Psicologo, Psicoterapeuta Psicoanalitico Individuale e di gruppo; Dott.ssa Monica Pacetti, Medico, Specialista in Psichiatra; Dott. Marco Valentini, Medico, Specialista in Reumatologia; Dott.ssa Daniela Valpiani, Medico, Specialista in Gastroenterologia. Chiara Baldassarri, Pedagogista, Arte Terapeuta (Art Therapy Italiana);
  • 16 mag 2021
  • 15 mag 2021
    Uppgivenhetssyndrom “(...) sindrome simile a quella della "rassegnazione". Una patologia che colpisce i piccoli tra i 6 e i 15 anni che cadono nell'abulia e nel letargo.” “(...)nei bambini che hanno subito un abuso o una violenza. Ma ora arrivano nei nostri ambulatori anche bambini reduci dal Covid che sembrano soffrire di disturbi simili alla sindrome della rassegnazione, come i coetanei delle famiglie dei migranti". https://www.repubblica.it/salute/2021/05/13/news/samir_il_bambino_che_dormiva_sempre_per_fuggire_dalla_paura-300443622/
  • 14 mag 2021
    https://www.iltascabile.com/societa/responsabilita/
  • 11 mag 2021
    https://www.repubblica.it/salute/2021/05/09/news/museoterapia_cosi_l_arte_aiuta_a_curarci-299492665/?ref=fbpr&fbclid=IwAR3xVSYdfdyJOj7_hxPWnleNkTpFG-v3siEuX_5blovkYOA2ffkPtnh00bk
  • 09 mag 2021
    Michelangelo Pistoletto Il terzo Paradiso per salvare il mondo Per Michelangelo Pistoletto l’arte non è mai riconducibile al semplice processo di creazione tecnica ma è legata ad idee complesse. Per questo è sempre stato promotore di iniziative che coinvolgono artisti da diversi ambiti creativi. Il progetto del Terzo Paradiso consiste nel condurre l’artificio, cioè la scienza, la tecnologia, l’arte, la cultura e la politica a restituire vita alla Terra. Terzo Paradiso significa il passaggio ad un nuovo livello di civiltà planetaria, indispensabile per assicurare al genere umano la propria sopravvivenza. Il Terzo Paradiso è il nuovo mito che porta ognuno ad assumere una personale responsabilità in questo frangente epocale. Con il Nuovo Segno d’Infinito si disegnano tre cerchi: quello centrale rappresenta il grembo generativo del Terzo Paradiso. Michelangelo Pistoletto è uno dei grandi protagonisti dell’arte italiana dalla seconda metà del Novecento ad oggi. Le sue opere sono presenti nei più importanti musei del mondo. Una fama internazionale e una lunga carriera in cui è stato capace di reinventarsi, di sviluppare temi nuovi e di assumere il ruolo di guida per generazioni di artisti. Dopo aver mosso i primi passi nel mondo dell’arte lavorando con il padre restauratore, nel 1962 realizza i famosi “Quadri specchianti” capaci di trasformare in creatore il mero fruitore dell’opera d’arte, invitandolo ad entrare nel processo creativo. Tra il 1965 e il 1966 produce gli “Oggetti in meno” considerati preludio all’Arte Povera movimento di cui Pistoletto diventa principale esponente e catalizzatore. Lo storico dell’arte Germano Celant, alla metà degli anni ’60, lanciò tredici promettenti artisti accomunati da un linguaggio comune: l’uso di materiali “poveri” come terra, legno, ferro, stracci, plastica e scarti industriali per la realizzazione delle loro opere. “La Venere degli stracci”, realizzata da Pistoletto nel 1967, in cui un’icona immortale dell’arte classica viene posta di fronte a un cumulo di indumenti logori, è in qualche modo l’emblema dell’Arte Povera. Tra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta l’artista cerca nuove forme espressive e si avvicina alla scultura in poliuretano o in marmo con opere in cui adopera calchi di sculture classiche, astraendole dal loro contesto originario. Coerente con questa concezione dell’arte e nel tentativo di riavvicinarla alla società, nel 1998 crea a Biella la “Cittadellarte”, un luogo di incontro e relazione, un laboratorio creativo di propagazione del cambiamento nei vari ambiti della società. Nel 2003, intorno all’opera Nuovo segno d’infinito, nasce Il Terzo Paradiso, che segna una nuova fase della ricerca artistica di Michelangelo Pistoletto, ancora in divenire. https://www.google.com/amp/s/www.raicultura.it/amp/arte/articoli/2020/04/Michelangelo-Pistoletto-3f1b52ee-23be-41f3-b585-412d254d7c30.html
  • 07 mag 2021
    “Siamo tutti artisti, perché dobbiamo inventare la nostra sopravvivenza.” L’Arte come pensiero di avanguardia: poter nascere un’altra volta, in un insieme condiviso, creando forme nuove, libere e responsabili. #meravigliadellarte #capacitaimmaginativa #artepolitica #connessionidellarte #ri-nascita #siamotuttiartisti https://www.google.it/amp/s/www.quotidiano.net/magazine/il-tempo-della-rinascita-siamo-tutti-artisti-1.6331231/amp
  • 28 apr 2021
    AFFETTI NEGATI E DIRITTO ALL’AFFETTIVITÀ COME CURA Le società sono sufficientemente attente a garantire i diritti alle buone relazioni nella popolazione degli anziani (e non solo) durante la pandemia, ma anche quando ci sarà un dopo? Si possono meglio conciliare le diverse esigenze di cura, facendole rientrare in una idea di cura psicosomatica in cui l’assistenza sanitaria del soma si possa integrare meglio con quella della psiche? Si tiene in sufficiente considerazione la valutazione del danno che la solitudine, le paure, la lontananza, le angosce inducono sulla persona? Nella popolazione anziana, i bisogni fondamentali di “relazioni vive, carnali non possono certo comprendere le motivazioni di chiusure, solitudini, abbandoni apparenti.” https://www.google.it/amp/s/www.avvenire.it/amp/opinioni/pagine/le-rsa-e-lequilibrio-di-corpo-e-mente
  • 27 apr 2021
    https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2021/04/26/chi-ci-governa-non-capisce-che-larte-ripara-i-viventi/6177707/
  • 17 apr 2021
    https://www.repubblica.it/salute/2021/03/09/news/people_in_mind_l_arte_per_abbattere_lo_stigma_sulla_salute_mentale-291369032/ https://static.gedidigital.it/repubblica/pdf/2021/cronaca/ifinalistidipeopleinmind.pdf
  • 15 apr 2021
    “Nel denso mare di nausea, il mio primo pensiero definito non è stato – come sempre in passato , «Sarà sicuramente qualcosa di terribile» bensì: «in questo stato non posso scrivere né leggere, ergo non posso lavorare». Anche se l’avevo già sperimentata in altri tempi e con altre professioni, l’idea che se mi fossi ammalata avrei dovuto fermare ogni attività mi ha quasi stupita. Il mio sistema corpo-mente si era dimenticato che potevo star male per altri motivi, che non esisteva solo il virus.” “Dove si annidano le più grandi paure, si nascondono in fondo alle orecchie? Si aggrappano alla spina dorsale? Se la somatizzazione fisica ci piega, cosa accade quando il malessere ci spezza arrivando fin dentro la testa?” “Stava provvidenzialmente nascosto in un angolo della soffitta. Credo che sia a queste cose che non si pensa, quando si perde la testa per il decluttering. E lo capisco, anch’io a volte vorrei vivere in un ambiente spoglio, minimale e soprattutto senza memoria. Per diversi giorni ho invece vissuto senza equilibrio, aiutata a non scivolare da un oggetto del passato.” https://www.editorialedomani.it/idee/cultura/le-vertigini-che-precipitano-fuori-dal-controllo-di-se-em78k1jv
  • 09 apr 2021
  • 08 apr 2021
  • 08 apr 2021
    divulghiamo con grande piacere l'iniziativa dell' associazione Progress: sono le immagini prodotte nel nostro laboratorio dai ragazzi dell’Istituto Penale Minorile di Firenze G.P Meucci, nell'ambito del progetto Le donne nell'arte: un percorso contro la violenza su di loro per giovani detenuti, realizzato nel corso del 2020. Un anno fa, per valorizzare il grande lavoro svolto con impegno dai ragazzi, avevamo programmato una mostra in “esterno”, nel centro storico di Firenze.A causa della pandemia, non è stato possibile usufruire dello spazio che la galleria ci aveva gentilmente concesso, e abbiamo scelto di realizzare un evento virtuale per mostrarvi le opere dei ragazzi. È con grande piacere che vi invitiamo a visitare la mostra virtuale “Le donne nell’arte”, che sarà ospitata sul nostro sito web dall’8 aprile al 15 maggio 2021. https://www.associazioneprogress.org/mostra-interattiva-le-donne-nellarte/ In questo intervallo di tempo sarà possibile collegarsi in ogni momento, visionare un video racconto del progetto, ammirare le opere realizzate e sfogliare e scaricare i cataloghi. Qui il link per entrare nella mostra a partire dall'8 aprile:
  • 30 mar 2021
    “E poi, un giorno, il velo cade e ci lascia soli con il corpo, alle mercé del corpo, come la ragazza di Praga che, sconvolta dall’interrogatorio, andava in bagno ogni cinque minuti. Quella ragazza era ridotta alla sua paura, alla furia delle sue viscere e al rumore dell’acqua che sentiva scorrere nel serbatoio dello sciacquone esattamente come io la sento scorrere quando guardo Figura davanti a un lavandino del 1976 o il Trittico del 1973 di Bacon. Ciò che la ragazza doveva affrontare non era più la polizia, ma il proprio intestino; e se qualcuno ha presieduto, invisibile, a quella piccola scena di orrore, non è stato certo un poliziotto, un apparatnik, un carnefice, ma un Dio, o un anti-Dio, il Dio cattivo degli gnostici, un Demiurgo, un Creatore, colui che ci aveva presi in trappola per sempre con questo ‘accidente’ del corpo da lui costruito nel suo laboratorio e di cui, per qualche tempo, noi siamo costretti a diventare l’anima.” http://www.pangea.news/bacon-milan-kundera/
  • 25 mar 2021
    https://www.thenationalnews.com/world/covid-how-art-therapy-is-healing-mental-health-issues-triggered-by-pandemic-1.1190087#3
  • 20 mar 2021
    Le paure vanno capite dai governi prima di tutto. “Per una volta è stata la Germania la prima nazione europea a dare prova di un'emotività largamente immotivata. Con effetto domino altri Paesi, tra i quali il nostro, l'hanno imitata. Il timore delle autorità è comprensibile. Nella situazione data, chi è al governo preferisce essere accusato di eccesso di cautela piuttosto che di imprevidenza o di inerzia.” Perché le angosce più forti sembrano scatenarsi e annidarsi proprio tra le popolazioni con governi iper razionalisti come quello tedesco? Al netto di tutte le questioni aperte sul versante geopolitico, che sia perché è più forte l’influenza del pensiero positivista di tipo biologista e del vecchio sogno del coscienzialismo? Non dovrebbe ormai decadere l’idea che tutto ciò che accade nella mente umana sia sempre registrato nella coscienza? È ampiamente noto, anche le neuroscienze lo confermano, che i nostri processi di pensiero consapevoli sono una piccola parte di tutti i processi mentali che avvengono, specialmente di fronte al rischio seppur molto remoto di morte contenuto nei vaccini. Le angosce se non vengono comprese e tenute in considerazione dai governanti, rischiano di essere alimentate e possono creare situazioni di caos aggiuntivo molto più pericoloso, di azioni politiche apparentemente condotte per cautela. https://rep.repubblica.it/pwa/commento/2021/03/19/news/vaccini_anti-covid_caso_astrazeneca_alle_origini_della_paura-292980497/
  • 19 mar 2021
    I nostri sogni in mascherina Vittorio Lingiardi 18 MARZO 2021 Colorate, trasparenti o chirurgiche sono il simbolo della pandemia e abitano notti agitate da domande sul futuro. Tra paure e speranze Appese vicino all'ingresso, spesso più d'una e più d'un tipo, colorate nella speranza di sdrammatizzare, nere per cercare la sobrietà o esibire fosche inclinazioni politiche, inequivocabilmente azzurre da ospedale o piccole versioni Ffp2 di seicentesche protesi antipeste con il becco, le mascherine sono l'oggetto simbolicamente più forte di questa pandemia. Ci accompagnano ovunque come un secondo semi-volto che per difenderci oblitera il sorriso (e non tutti sanno concentrarlo nello sguardo) o addirittura ci priva dell'altro, se consideriamo l'altro come una rivelazione concessa dal volto. Cancellazioni necessarie, porte murate al viavai dei respiri vitali ingannati da quelli virali, le mascherine ci rendono tutti simili, ma anche raccontano come siamo diversi: per come le pensiamo, le trattiamo, le sogniamo. Gli oggetti reali abitano il mondo onirico in modi geniali e misteriosi. Li assorbiamo nei sogni per la loro valenza familiare e per la loro potenza mitica. Come fossimo degli Hitchcock o dei Fellini li reinventiamo piegandoli alle esigenze del nostro inconscio. Freud diceva che in ogni sogno c'è un "residuo diurno": a volte lo considerava un elemento marginale o di copertura, altre volte un indizio significativo. A fine giornata, finita la loro funzione, le mascherine assomigliano a "residui diurni" già prima di essere sognate. Le buttiamo nella pattumiera ma sappiamo che torneranno, come il rimosso. Per esempio torneranno a minacciare l'ecologia del pianeta: su WhatsApp gira un appello che ci chiede di tagliarne l'elastico prima di gettarle via, così da evitare che, nel loro infinito transito residuale, finiscano impigliate tra le zampe di un gabbiano o le corna di un cervo. E nei nostri sogni, come si impigliano? Possono dirci qualcosa di come viviamo questi giorni malati? Il virus e i suoi comprimari (mascherine, vaccino, baci vietati e quarantene) sono le star oniriche del momento, già celebrate nel libro di una ricercatrice di Harvard (a prima vista piuttosto incline al pop) intitolato Pandemic Dreams. Attingendo invece al più limitato repertorio di sogni che ho direttamente ascoltato, ne riporto due molto semplici ma evocativi. "Torno a casa e faccio per togliermi la mascherina, l'elastico rimane impigliato nei capelli, non riesco a levarmela, aderisce al viso, mi soffoca. Mi sveglio di soprassalto, come dopo un'apnea notturna". "Cammino per strada e mi rendo conto di non avere la mascherina. Tutti mi guardano male, mi vergogno. Scappo via". Sogni come quest'ultimo, in America, manco a dirlo, hanno già un nome: "maskless nightmare", cioè l'incubo di essere senza mascherina. Che sarebbe un po' come sognare di ritrovarsi in mutande a teatro, ma questa volta con la vergogna che cede il passo all'angoscia di ammalarsi o al senso di colpa per aver violato un contratto sociale. Il sogno senza mascherina può declinarsi in storie dove prevale la paura di contagiarmi o quella di contagiare, oppure che una terza persona (figlio, partner, amico, genitore) o una comunità intera siano a rischio di contagio. Racconti onirici diversi che ci posizionano sull'asse io-tu-noi. Ci sono teorie neurobiologiche che considerano i sogni l'esito casuale di impulsi cerebrali e teorie psicoanalitiche che li considerano finestre sul mondo interno. Nel primo caso le mascherine oniriche non sarebbero altro che immagini captate di giorno e scaricate random la notte, nel secondo sarebbero oggetti ad alta pressione simbolica che entrano a far parte di una narrazione psichica. Altre teorie, a ponte tra l'approccio cognitivo e quello dinamico, annoverano tra le funzioni del sogno quella di "elaborare" eventi e conflitti della vita diurna. Secondo la (ottimistica) "teoria della simulazione della minaccia", il sogno proporrebbe "finte" minacce con cui allenarsi così da promuovere risposte più adattive nella vita diurna "vera". Che il sogno sia un laboratorio mentale ne sono convinto, un po' meno che sia sempre finalizzato a esperimenti facilitanti; a volte, infatti, è anche il cantiere immaginale che fabbrica le visioni del nostro collasso psichico. I sogni post-traumatici, sempre particolarmente vividi, possono comprendere, per esempio, la condanna a ripetizioni di temi e immagini angoscianti di cui non ci si riesce a liberare. Molto comunque dipende da come è organizzata la psiche del sognatore, da quanto è capace di integrazione emotiva e di evoluzione trasformativa. Ciò non significa che, anche in questi mesi difficili, le nostre notti non possano essere accompagnate da sogni immemori, liberi da mascherine, senza pipistrelli o vaccini velenosi. Sogni delicati e ristoratori oppure anche inquieti e preoccupati, ma comunque covid-free. Del tempo e dello spazio il sogno fa ciò che vuole: a volte subisce l'urgenza del contesto, altre volte non se ne cura. Comunque vada, che sia un ballo in maschera o un incubo smascherato, non è forse "fascinosum et tremendum", come direbbe Jung, che anche nei mesi di questa storia infame, ciascuno possa ospitare dentro di sé una scrittrice o un regista che, abili nella metafora, arditi nell'immaginario o implacabili nel montaggio, passino le notti a scrivere per noi, intingendo le nostre sinapsi negli inchiostri della memoria, storie d'orrore o d'amore, poliziesche o di fantascienza, storie che parlando di noi soli finiscono per parlare di noi tutti? https://rep.repubblica.it/pwa/robinson/2021/03/18/news/i_nostri_sogni_in_mascherina-292863332/?ref=nl-rep-a-bgr
  • 19 mar 2021
    “Che la conoscenza è un gesto sempre instabile, e morbido, coincide con l’arte dell’adattamento, e alla fine è riassumibile nella capacità animale e intuitiva di vedere figure provvisorie dove disponiamo solo di frammenti, che per di più non stanno fermi.” https://www.ilpost.it/2021/03/17/baricco-mai-piu-due/
  • 15 mar 2021
    “Fame di amore e di riconoscimento” di Michela Marzano dal ciclo di incontri Chez Michela su Facebook. Il 15 marzo dal 2012 è la giornata nazionale del Fiocchetto Lilla. La filosofa Michela Marzano per sensibilizzare al tema dei DCA (disturbi del comportamento alimentare), partendo dalla sua esperienza personale, racconta in maniera molto chiara cosa sono e qual è la terapia o le terapia. In ogni caso, spiega i rischi di concentrare il trattamento sul Sintomo, che non rappresenta il cuore del problema. Anzi aggredirlo potrebbe null’altro che spostare il problema. Pubblicazioni Michela Marzano sul tema. “Volevo essere una farfalla” 2011 “L’amore che mi resta” 2017 Alcuni passaggi: “La cosa più difficile è far capire la sofferenza profonda che non lascia traccia. Non sei malata per gli altri, anzi lo sei, e per gli altri sei tu responsabile del tuo star male. Il problema è come trovare le parole per dire che manca la gioia, la pace, la voglia di andare avanti, ma devi andare avanti, ti devi giustificare su tutto, devi dare prova che sai fare. La morte a un certo punto è solo una liberazione, quello di cui hai paura è la vita. Bisogna trovare le parole per fare uscire un grido silenzioso. C’è il tentativo di poter controllare ciò che è dentro, attraverso l’esterno, il corpo. Dietro l’anoressia c’è desiderio il di Nulla. Non perché non si desidera nulla, si è in piena confusione anzi. Quando stavo male trovavo solo cose sul sintomo da leggere. La lettura del sintomo, soffermarvisi tralascia il perché non potevo mangiare senza sentirmi in colpa. Io volevo capire il perché? È il significato che conta, quello che c’è dietro il sintomo. Convivere con il Meno è stato difficile. Il vuoto della vita si può attraversare con altre persone, c’è un processo di guarigione che aiuta ad attraversare il vuoto della vita e a vedersi riconoscere. Io l’ho fatto attraverso la psicoanalisi in francese. Poi a un certo punto grazie alla psicoanalisi sono tornata alla mia lingua madre, l’italiano. Hannah Arendt diceva che non voleva essere chiamata filosofa, perché il pensiero deve incarnarsi, per troppo tempo è stato un pensiero disincarnato diceva, partire dall’evento, ciò che ci attraversa, che ci costringe a rimetterci in discussione, che ci costringe a trovare categorie nuove per raccontare il reale, ciò che ha permesso ad Hannah di rielaborare il concetto di “Banalità del male”, non perché il Male sia banale, ma perché chiunque può commetterlo banalmente. E Hannah Arendt lo capisce assistendo al processo di Eichman (a Gerusalemme), quando vede quest’uomo che dice, “non ho fatto altro che obbedire”. Nel momento in cui si smette di ragionare con la propria testa e si obbedisce in maniera acritica, la Arendt capisce che si può commettere banalmente il Male. Io dovevo capire il mio di evento, quello che mi aveva attraversato. Il mio bisogno di riconoscimento l’avevo tradotto in un sintomo. Nei Dca ci si scontra con il proprio corpo, ma dietro c’è bisogno di mostrarsi perfette, perché ci si immagina che gli altri si aspettino questo da noi. I genitori devono accettare la ricerca della perfezione, ma non è tanto quella dell’immagine. Dietro c’è bisogno di controllare il cibo, se stessi, tutto. Quando si accetta di non poter controllare, di aver fallito, di non avercela fatta si comincia a uscire dal nulla, si accetta di non essere perfetti, quello che gli altri vogliono da me che io sia. Quello che manca di più è l’Essere. Nei Dca prevale il non essere, e il non avere il problema. Serve l’equipe interdisciplinare, ma io ho fatto 20anni psicoanalisi. Curarsi non è seguire una dieta. Perché altrimenti si passa da un sintomo a un altro, se non si riesce a riconoscersi. C’è molta Fame di amore e di Riconoscimento in chi soffre di anoressia e bulimia. Kant dal punto di vista laico spiega che ogni persona, a differenza delle cose che hanno un prezzo e un valore strumentale, ha un valore intrinseco, una dignità, un valore in sé dal punto di vista ontologico. C’è anche piano gnoseologico, accesso alla consapevolezza del nostro valore. Se nessuno ce lo ha spiegato, come facciamo a percepire, avere un punto su cui basarci? Se nessuno ci aiuta ad essere riconosciuti per quello che siamo è più difficile riconoscerci, e allora dobbiamo fare lo sforzo dell’autoriconoscimento. Questo è il meccanismo che rende le persone prigioniere della propria malattia, dipendere da un riconoscimento che non arriva. I momenti di disperazione ci sono stati quando il mio Io non ce la faceva più a farsi strangolare. Se la vita fosse altro, c’era un Altro in meche non pensavo di aver diritto di esprimere. La corsa verso la riuscita, un libro dopo l’altro, un concorso dopo l’altro. Solo così ero a posto con la mia coscienza. La trappola è stato credere di non aver diritto a essere Altro, dare ragione a mio padre. Ho impegato anni a capire che dovevo disubbidire a lui. Ero io che da bambina ero stata tradita. Tutte le volte che mi ero adattata a non avere paura, a pensare di non dover disturbare. Il tentativo di trovare le parole per dirlo serve a permettere di capire a chi non ha attraversato quello che ho vissuto io, qualcosa di questo male. Ho vissuto la gabbia dorata del dover essere, senza avere la libertà di essere. La vita non è una malattia, non si deve guarire, al massimo si impara a convivere con le fratture. La vita è bella anche quando è dolorosa. Diventare genitori, implica di voler riparare ciò che si è sofferto. I figli sono Altro. Ognuno diventa madre dopo essere stata figlia con le sue esperienze. Le anoressiche (brutta espressione, esistono le persone che soffrono di anoressia) non sono manipolatrici, semmai manipolano se stesse o cercano di manipolare qualcosa. I Genitori devono accettare la propria impotenza ed esserci. I miei libri nascono dall’urgenza. Dopo anni di analisi ho scritto “Volevo essere una farfalla”, l’ho scritto pensando a cosa avrei voluto leggere in quegli anni di sofferenza.” Grazie Michela Marzano💜 #michelamarzano #dca #anoressiaebulimia #psicoanalisi #filosofia #famediamore https://www.facebook.com/michelamarzanoofficialpage/videos/186584646304550/
  • 14 mar 2021
    “E tuttavia la desideriamo, sapendo che la gentilezza – quel sentimento antiroman­tico che incoraggia la vitalità legata alla vulnerabilità – crea un coinvolgimento con gli altri che temiamo e allo stesso tempo cerchiamo con tutte le forze. È la gentilezza, quindi, che rende la vita degna di essere vissuta: ogni attacco contro la gentilezza è un attacco contro le nostre speranze.” https://www.internazionale.it/notizie/adam-phillips/2018/05/31/gentilezza
  • 14 mar 2021
    Un esempio di grave disinformazione attraverso uno dei programmi popolari seguiti dalle donne. Il diritto alla salute viene negato anche attraverso questi modi.... Con Endometriosi - APE ODV, organizzazione di volontariato #associazioneesserecon #endometriosiapeodv #dirittoallasalute #dirittidelledonne
  • 12 mar 2021
    “Credo che per capire il razzismo bisogna prima di tutto guardarsi dentro, perché tutti ne siamo condizionati in qualche modo, e quindi dobbiamo iniziare da noi stessi.” La mia maestra elementare disse ai miei genitori di non parlarmi in spagnolo a casa, ne avrebbe risentito il mio apprendimento della lingua italiana. Al liceo una professoressa per riprendermi mentre mi distraevo dalla lezione, mi disse “tornatene al tuo paese”. Ecco penso che anche queste esperienze vissute in prima persona abbiano segnato, ovviamente in modo diverso l’una dall’altra, quella che sono oggi. Un linguaggio più inclusivo è necessario, gli studi sociali sul fenomeno delle migrazioni, e sulle differenze culturali, che sono per lo più di origine anglofona, influenzano la traduzione della realtà, che rischia dunque di analizzare più quella anglofona che italiana. È necessario trovare parole adatte per ogni lingua, per tradurre realtà in continua evoluzione, anche questo è multilinguismo. Nell’era della complessità, del multiculturalismo, ma anche nell’epoca delle polarizzazioni del pensiero, bisogna prevenire l’appiattimento culturale, come negazione di realtà scomode, di cui si fatica a prendere atto, di cui non si riconosce il diritto di esistenza. Le battaglie sui diritti per una società globale, rischiano ogni giorno di ridurre e di dimenticare la dimensione di insieme. Oggi ci si affanna a brevettare le cure, con un illusorio senso di immunizzazione dai contagi, dai meticciati. Le cure non possono prescindere dal riconoscimento globale di una fragilità comune, di esseri umani, di singoli e singole, che proprio nell’incontro rischiano qualcosa. Dunque antirazzismo, femminismo, diritti dei lavoratori sono battaglie attualissime con storie molto lunghe, da combattere in chiave sempre più intersezionale, a partire da un linguaggio più inclusivo. Mariana Marquez Inostroza https://www.rivistastudio.com/nadeesha-uyangoda-libro/
  • 09 mar 2021
    Uno studio dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma studia gli effetti sui più piccoli dello stravolgimento degli stili di vita durante la pandemia con i ripetuti lockdown. Sofferenze psicofisiche non del tutto chiarite sono diventate oggetto di ricerca. L'ipotesi dei ricercatori è che alla base del fenomeno ci sia stata una combinazione di fattori coincidenti durante il lockdown: - modifiche dello stile di vita (sedentarietà), - modifiche dell'alimentazione - l'uso prolungato di Pc e tablet per la Didattica a distanza. Uno studio osservazionale endocrinologico ha rilevato l’aumento di una malattia rara, la pubertà precoce. http://www.ospedalebambinogesu.it/raddoppiati-i-casi-di-puberta-precoce-durante-il-lockdown#.YEgAamTYPYU
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